Ecco risultati (e rinvii) della Conferenza di Doha sul clima

12 - 12 - 2012Valeria Serpentini
Ecco risultati (e rinvii) della Conferenza di Doha sul clima

I risultati più evidenti riguardano la sorte del Protocollo di Kyoto, il finanziamento delle azioni per contenere l´innalzamento della temperatura e il coordinamento tra Paesi ricchi e Paesi in via di sviluppo.

La settimana scorsa si è conclusa a Doha la Conferenza delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico.   I risultati più evidenti riguardano essenzialmente la sorte del Protocollo di Kyoto, il finanziamento delle azioni da intraprendere per cercare di contenere l´innalzamento della temperatura e il coordinamento delle azioni tra Paesi ricchi e Paesi in via di sviluppo, particolarmente minacciati dagli effetti del cambiamento climatico.   Gli impegni di Kyoto, gli unici vincolanti mai sottoscritti sino ad ora e ratificati da 193 Stati, sono stati prolungati fino al 2020. Resta così l´obbligo per i 37 Paesi membri più industrializzati, tra cui i 27 paesi dell´Ue, di ridurre le proprie emissioni di Co2. Nonostante questo nuovo impegno, l´Ue non ha aggiornato il suo target di riduzione delle emissioni di gas serra del 20% e i Paesi Brics non hanno dimostrato propositi di azioni per contenere il loro esorbitante contributo all´aumento delle emissioni di Co2 nell´atmosfera.   I delegati di Doha hanno confermato che entro il 2015 dovrà essere redatto un nuovo accordo globale che, a partire dal 2020, determinerà un impegno comune a tutti gli Stati per risolvere cause e conseguenze del cambiamento climatico. Come previsto, il punto più delicato della Conferenza è stato quello degli impegni finanziari. Il dialogo resta fermo nello scontro tra l´esigenza di contrastare gli effetti del cambiamento climatico (alluvioni, inondazioni, processi di desertificazione…) e le misure di austerità cui numerosi Paesi ricchi sono stati chiamati a ricorrere per risolvere la crisi economica in corso.   Unione europea e Stati Uniti non hanno preso impegni concreti per il periodo 2013-2020, anche se singoli Paesi europei (Germania, Gran Bretagna, Francia, Olanda, Svezia e Danimarca) e la Commissione europea hanno garantito un totale di quasi 9 miliardi di dollari per i prossimi due anni.   La conferenza di Doha ha chiesto agli Stati più industrializzati di sottoscrivere entro la fine del 2013 un rapporto informativo relativo alle strategie e agli approcci che intendono mettere sul campo per garantire un finanziamento di 100 miliardi di dollari all´anno entro il 2020.   In relazione agli impegni da prendere per supportare i Paesi più a rischio, si è deciso di rinviare alla prossima Conferenza sul Clima per la creazione di accordi istituzionali per monitorare perdite e danni subiti a causa del cambiamento climatico.   Tra i Paesi più minacciati dall´aumento delle temperature ci sono i 48 Paesi del blocco Least Developed Countries (LDCs) e i 40 membri dell´Alleanza delle piccole isole (AOSIS). Ariel Chavez, portavoce per l´America Latina della ONG svedese Diakonia, auspica che l´ottica di mercato attraverso la quale vengono portati avanti i negoziati sul Clima, non ostacoli la realizzazione di un piano pratico di aiuti.   In un rapporto commissionato dalla Banca Mondiale all´Istituto di Potsdam per la Ricerca sul Clima, si comprende in modo evidente quali sono i rischi che il pianeta corre se non si attuano in modo tempestivo e concreto azioni volte a contenere l´innalzamento della temperatura. Scarsità di acqua dolce, minacce all´ecosistema e alla salute umana sono solo alcuni dei problemi cui l´umanità dovrà far fronte. Uno dei settori maggiormente colpiti è quello agricolo; inondazioni, siccità e inquinamento determineranno cali della produzione con conseguente innalzamento dei prezzi alimentari e aumento del livello di malnutrizione infantile in molti paesi in via di sviluppo.   Il Centro Internazionale di Ricerca per l´Agricoltura in Zone Aride (Icarda) afferma che esistono già modi per contrastare il cambiamento climatico e garantire un livello adeguato di produzione alimentare. Si insiste però sulla necessità di aumentare gli investimenti e concretizzare le azioni sul campo.   Per Tasneem Essop, capo della delegazione del WWF, dalla Conferenza di Doha è arrivato un segnale positivo che però si è sviluppato fuori dalle stanze degli incontri ufficiali. “La società civile” afferma Essop “si è unita per contrastare l´assenza di ambizione e del senso di urgenza che ha caratterizzato i negoziati”. Christina Figueres, Segretario Esecutivo della Convenzione Quadro delle NU sul Cambiamento Climatico, afferma che “il mondo ha soldi e tecnologia per contenere l´innalzamento della temperatura entro i 2°. Dopo Doha è una questione di velocità e determinazione nel cercare di rispettare il programma”.   I delegati della Conferenza sul Clima delle Nazioni Unite si sono dati appuntamento a Varsavia per la fine del 2013.

 

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