Il contenuto umano dell’economia sociale di mercato

08 - 03 - 2013Flavio Felice

Nel dibattito teorico, ma anche in quello più genericamente politico, nel corso degli anni, in molti si sono chiesti quale fosse e oggi quale sia il contenuto sociale del modello di “economia sociale di mercato”, che lo distingua dall’economia di mercato tout court. A questo livello della discussione si inserisce un interessante saggio di Alfred Müller-Armack, intitolato Il contenuto umano dell’economia sociale di mercato, di recente pubblicato per i tipi della Rubbettino nell’antologia “L’economia sociale di mercato e i suoi nemici”.

In questo contributo del 1973, l’Autore sembrerebbe opporsi ad un potente “nemico” dell’economia sociale di mercato: l’idea che una guida centrale dell’economia possa rappresentare uno strumento più efficiente della guida svolta dagli stessi indicatori dell’economia di mercato. Contrariamente a quanto immaginano anche i più accreditati detrattori dell’economia sociale di mercato, per i padri fondatori e per Müller-Armack in modo particolare, al quale dobbiamo la stessa espressione, sicurezza, libertà e benessere, rappresentano obiettivi per il perseguimento dei quali restano necessari la forza di volontà, le motivazioni e il desiderio di migliorare le proprie condizioni, elementi indispensabili allo sviluppo che difficilmente una guida centrale sarebbe in grado di attivare e di orientare. Un indirizzo generale dell’economia capace di garantire, in modo autentico, la giustizia per tutti e la libertà di ciascuno.

In breve, per il superamento dei blocchi sociali e del loro immobilismo, per la più ampia partecipazione al successo economico generale, in una prospettiva espansiva dell’economia che coinvolga il maggior numero possibile di gruppi sociali, per una crescita significativa dei redditi reali, sono necessarie le condizioni classiche dell’economia di mercato, come ad esempio la massima diffusione del diritto di proprietà privata, istituzioni forti e indipendenti che facciano rispettare i contratti e che promuovano la pace sociale.

A tal fine, Müller-Armack pone al cuore di un’economia di mercato che si prefigga finalità sociali, tese al perseguimento di un benessere il più diffuso possibile, il soggetto impresa e un’idea della stessa sintetizzabile nei punti che seguono:

1. L’impresa non è solo una “scatola nera tecnologica” ed una unità commerciale, ma una comunità di persone.

2. Ne consegue che né il capitale, né la tecnica, né l’organizzazione possono disporre in modo assoluto degli uomini impegnati nell’impresa. Al contrario, le esigenze tecniche e organizzative devono interfacciarsi con le persone che operano all’interno dell’impresa, nel rispetto della loro dimensione relazionale, delle loro esigenze familiari, in modo da corrispondere alla loro identità di persone al cui servizio è posta l’impresa e non il contrario.

3. D’altra parte, la necessità di una severa disciplina d’impresa e di una chiara responsabilità di conduzione derivano dalle esigenze legate alla realizzazione e all’efficienza tecnica ed organizzativa dell’impresa, nonché dalla sua dipendenza dai mercati e dai relativi scopi produttivi.

4. La funzione dell’impresa conferisce ad essa una responsabilità pubblica (se vogliamo sociale) che, accanto al carattere tipico delle istituzioni di economia privata, pone degli inevitabili obblighi di natura sociale. C riferiamo in particolare alla grande impresa, quale strumento necessario tanto per l’esistenza dei suoi occupati, quanto delle loro famiglie, ma anche in quanto istituzione essenziale per il sostentamento della più ampia popolazione, in forza dei beni e dei servizi che quotidianamente è in grado di produrre e, dunque, di offrire.

È questo il modo in cui, l’imprenditore, il dirigente d’impresa, il commerciante e l’artigiano pagano la giusta rivendicazione di massima libertà che l’ordine economico moderno, pur tra mille difficoltà, sembrerebbe riconoscere loro. Il tributo alla libertà che pagano gli uomini d’impresa nella prospettiva dell’economia sociale di mercato è la grande responsabilità nei confronti della società civile, dei suoi raggruppamenti, delle sue spontanee iniziative, del suo insorgere a favore degli emarginati, del suo favorire la formazione di una cultura della libertà e della responsabilità, del suo resistere alle pretese onnivore dello Stato, fino alla strenua difesa di un ordinamento istituzionale che prevenga e sanzioni giustamente i casi di corruzione e ci risparmi dalla deriva idifferentista che tutto omogeneizza e ogni cosa rende indistinta. È proprio questo il contenuto umano dell’economia sociale di mercato, il suo contenuto più “umano”, più “sociale” e, per questo, più “economico”.

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