Viaggio nel movimento cattolico Rinnovamento nello Spirito

25 - 04 - 2013Fabrizio Anselmo
Viaggio nel movimento cattolico Rinnovamento nello Spirito

Conversazione di Formiche.net con Salvatore Martinez, primo laico alla guida del Rinnovamento nello Spirito, uno dei più importanti movimenti all’interno della Chiesa che oggi a Rimini organizza la convocazione nazionale dei gruppi e delle comunità

Originario di Enna, laureato in Paleografia e filologia musicale all’Università di Pavia, Salvatore Martinez è il primo laico alla guida del Rinnovamento nello Spirito, uno dei più importanti movimenti all’interno della Chiesa. Membro dell’International Charismatic Consultation, Martinez dal 2008 è anche consultore presso il Pontificio Consiglio per i laici, per la Famiglia, per la Promozione della Nuova Evangelizzazione. E da quest’anno presidente della Fondazione Vaticana “Centro Internazionale famiglia di Nazareth”. Ma qual è il messaggio del Rinnovamento nello Spirito? Chi sono i suoi aderenti? Formiche.net ne parla con Martinez in occasione della 36esima Convocazione Nazionale dei Gruppi e delle Comunità che avrà luogo a Rimini a partire dal 25 aprile.

Presidente Martinez, com’è nato e come si è evoluto il Rinnovamento nello Spirito?
“Il Rinnovamento nello Spirito Santo” in Italia è espressione della grande corrente spirituale denominata “Rinnovamento Carismatico Cattolico” o più semplicemente “Rinnovamento”, inaspettatamente esplosa alla chiusura del Concilio Vaticano II in America. Oggi il Rinnovamento è diffuso in 204 Paesi dei cinque continenti e assume nelle varie nazioni stili, forme di vita e stati giuridici diversi fra loro, anche se, in definitiva, riconducibili all’unica, comune scaturigine, all’unico “fondatore”: lo Spirito Santo. In Italia, pur rimanendo una “corrente di grazia” liberamente promossa e mossa dallo Spirito nei cuori degli uomini e delle istituzioni, nella sua evoluzione ha assunto le forme di un “Movimento ecclesiale”, in accordo con la Gerarchia. Gli statuti del Rinnovamento nello Spirito sono riconosciuti dalla CEI e dalla Santa Sede.

Qual è, oggi, il messaggio ed il carisma del movimento?
È lo stesso da 45 anni ed è già iscritto nel nome stesso. Non si tratta di fare cose nuove, e infatti, a ben vedere, il Rinnovamento non è una nuova spiritualità che si aggiunge ad un’altra. Il Movimento ribadisce, nel segno dello Spirito Santo, quella che è la novità permanente nella Chiesa, ovvero la bellezza e l’originalità del Vangelo cristiano provando, al contempo, a riscriverlo attraverso il regime dei carismi, definiti nel 1998 da Giovanni Paolo II come “la risposta provvidenziale dello Spirito ai bisogni del nostro tempo”. E non si dimentichi che nel Concilio Vaticano II si parlò di rinnovamento in varie direzioni, come quella liturgica, biblica ed ecumenica. Gli stessi pontefici Giovanni XXIII e Paolo VI desideravano che vi fosse nella Chiesa un rinnovamento della vita spirituale, che si rendessero ancora manifesti i prodigi della Pentecoste. Il Rinnovamento è una corrente di grazia che cambia in profondità la vita delle persone e si fa movimento dello Spirito nella storia ecclesiale e sociale mediante un nuovo, gioioso, convinto impegno di laici che riscoprono il loro “corredo battesimale” rappresentato dai carismi per un nuovo protagonismo della fede.

Chi sono gli aderenti al movimento? Sembra, tra l’altro, che in Italia abbia un enorme successo.
Se guardiamo alla diffusione del Rinnovamento nello Spirito in tutto il mondo e se consideriamo come affermava il cardinale Suenens, grande mentore del Movimento, che “questa grazia di rinnovamento spirituale è ecumenica”, non possiamo non notare come i numeri siano impressionanti. Si tratta di un’esperienza comune alle tre tradizioni cristiane. Nel mondo, secondo il sociologo David Barret, il Movimento conta non meno di 90 milioni di cattolici. Se poi portiamo tale cifra in campo ecumenico, si superano abbondantemente i 400 milioni di cristiani. Il che significa, stando alle stime correnti, che 1 cristiano su 5 ha fatto esperienza di questo risveglio della vita spirituale nella propria esperienza di fede. In Italia, in particolare, stimiamo che circa 200.000 persone, suddivise in 1.800 gruppi, partecipino attivamente alla vita del Movimento. Ma il numero dei simpatizzanti è di gran lunga più elevato, come dimostra, ad esempio, il ricorso sempre più frequente ai canti del Movimento da parte di numerose parrocchie nazionali, alle pedagogie formative, agli incontri di evangelizzazione dedicati ai giovani, alle famiglie, ai sacerdoti. Proprio per il fatto che non ha una sua autoreferenzialità ed è essenzialmente una spiritualità che permea tutta la Chiesa e si offre ad ogni suo membro, l’esperienza del Rinnovamento nello Spirito è molto più presente e operante di quanto si possa immaginare.

Il Rinnovamento nello Spirito è un movimento molto impegnato anche nel sociale. Si è parlato, in passato, del progetto volto al recupero dei carcerati e, proprio in questi giorni, è stato inaugurato un centro internazionale per la famiglia a Nazareth. Come portate avanti questa vostra presenza nel sociale?
Non ci può essere vero rinnovamento spirituale che non sia anche sociale, altrimenti il cristianesimo sarebbe uno sterile messianismo. Il Vangelo deve sempre rivelare il volto umano della fede e, al contempo il volto fragile della carità. Gli aderenti al Movimento non sono chiamati a fare opere nuove nella Chiesa, ed è questo il motivo per il quale sosteniamo la maggior parte delle organizzazioni di volontariato esistenti sul territorio italiano. Negli ultimi anni, poi, abbiamo voluto accentuare la nostra soggettività sociale, stimolati dal Vaticano e dalla Cei, con alcune opere distintive, da lei stesso citate, che hanno lo scopo non di sostituirsi ad altre opere già esistenti, bensì quello di fecondarne di nuove, in uno spirito di continuità e di comunione ecclesiale. È quindi in questa dinamica che sono sorte numerose nostre missioni all’estero, ad esempio in Moldova ed in Israele. Penso anche a tutte quelle forme di povertà che seppure facciano notizia, non muovono i cuori a conversione e a dare risposte sistemiche: pochi sanno, per esempio, che a Lampedusa una comunità del Rinnovamento nello Spirito ospita ordinariamente quei poveri sventurati che approdano quasi ogni giorno sull’isola e che a Rosarno un’altra comunità si prende cura di oltre 800 di questi africani provvedendo ai loro primari bisogni.

È vero che nel corso del pontificato di Benedetto XVI il Movimento ha avuto un rapporto privilegiato con il Papa emerito?
Contrariamente a quanto molti pensavano, Benedetto XVI è stato un grande sostenitore della causa dei movimenti, soprattutto per il loro impulso missionario, in piena continuità con il suo predecessore il beato Giovanni Paolo II. “La Chiesa esiste per evangelizzare” affermava Paolo VI, e i movimenti, soprattutto in un periodo di crisi delle vocazioni provenienti dai “vecchi carismi religiosi”, hanno impresso alla Chiesa un forte dinamismo apostolico e missionario. Benedetto XVI aveva avuto modo già di conoscere ed apprezzare il contributo dato dai movimenti in difesa e per la diffusione della fede quando era alla guida della Congregazione per la dottrina della fede. Da rileggere il suo libro intervista con Messori del 1985. Questa considerazione si è mostrata in modo più chiaro quando è divenuto pontefice. Non dimentichiamoci, infatti, che uno dei suoi primi atti fu di celebrare, il 3 giugno 2006, la Pentecoste con tutti i movimenti. In quell’occasione Benedetto XVI chiese a tutti i movimenti di “essere ancora più collaboratori con il ministero petrino”, ripresentando come “coessenziale alla costituzione della Chiesa” il suo profilo carismatico.

Vi sono molti, all’interno della Chiesa, che guardano in maniera critica al Rinnovamento nello Spirito. In particolare, c’è chi vi accusa di organizzare “manifestazioni folkloristiche”, quali messe di guarigione e preghiere di effusione. Si tratta solo di un pregiudizio?
Il pregiudizio può sempre permanere, soprattutto dinanzi alle manifestazioni straordinarie dello Spirito che talvolta suscitano perplessità o incomprensioni. Permane una sorta di supponenza ed ignoranza rispetto a quella che è la prassi carismatica della Chiesa da duemila anni, e negli ultimi decenni è tornata all’attenzione in modo più manifesto che in altre epoche. Di questi carismi ordinari e straordinari la Chiesa è stata ricca e feconda in tutte le epoche della propria storia. Fu proprio il cardinale Ratzinger nel 1998, in preparazione alla “Pentecoste con i Movimenti” voluta da Giovanni Paolo II, a dire che non si può licenziare con i “se” e con i “ma” la genuina fede del popolo di Dio e l’azione sovrana dello Spirito Santo. La ragione non ha il potere di spiegare la potenza di Dio. Di queste cose, affermava Sant’Agostino, “si comprende meglio pregando che teorizzando”. Al contempo è vero che tra i neofiti non mancano improvvisazioni ed esagerazioni circa l’uso dei carismi, per quanto, in Italia, un’azione formativa adeguata ha condotto sempre queste manifestazioni negli alvei dell’ortodossia.

Il cardinale Carlo Maria Martini, nella sua rubrica sul Corriere della Sera, affermò di essere stato uno dei grandi sostenitori del Rinnovamento nello Spirito, salvo poi pentirsene. In particolare, fece intendere che nel Movimento prevalevano “dinamiche del potere e del profitto che possono portare la Chiesa a sperimentare emorragie debilitanti”. Come risponde a questa accusa?
Innanzitutto bisognerebbe pubblicare la risposta di scuse affettuose che il cardinale Martini mi inviò con un suo scritto in risposta ad una mia nota inviatagli privatamente – non era mia intenzione polemizzare pubblicamente con “un padre” – per esprimergli la mia sorpresa e dispiacere. Mi piace ricordare come dobbiamo proprio a lui e ad una coeva generazione di gesuiti della Università Gregoriana la possibilità di essere subito accolti in molte Chiese locali e il perseguimento di una maturità dei responsabili e dei formatori che il movimento non ha avuto in altre Chiese nazionali. Venendo alle parole da lei citate, devo subito precisare che il cardinale Martini non si riferiva al nostro Movimento bensì a tutti i movimenti nella loro ampiezza e ai rischi che possono correre se passano “dal servizio al potere”. Non saprei, pensando al Rinnovamento, di quale potere si possa parlare: sino a prova contraria, il nostro è il più povero tra tutti, il meno politicizzato e il meno compromesso con Opere sotto il profilo sociale. In realtà la lettera di Martini era più articolata, tagliata dal giornale per ragioni di spazio, producendo così un effetto deleterio.

Resta comunque il fatto che il cardinale Martini si sia pentito del suo sostegno al Movimento…
Guardi, conservo ancora la lettera con la quale Martini si scusa per il malinteso che si era venuto a creare. E da questa lettera si evince nettamente che non c’era intenzione di giudicare negativamente il Rinnovamento. C’è stata una forzatura giornalistica, non è la prima volta che accade, specie se si omettono parti di uno scritto che comportano uno stravolgimento del pensiero che si voleva esprimere. Quanto ad un episodio molto circostanziato che aveva vissuto (il rifiuto del movimento a pregare per la madre del cardinale Martini in punto di morte, ndr), mi lasci dire che la cosa mi fa sorridere: una preghiera non la si nega a nessuno, figurarsi al cardinale Martini che la chiede espressamente per la madre!

La Chiesa, oggi, è piena di movimenti al suo interno. Esiste una competizione tra di loro oppure ognuno, pur con la sua specificità, è in grado di apportare un qualcosa di positivo alla vita della Chiesa?
Il rapporto con gli altri movimenti non è mai stato conflittuale tanto che negli ultimi anni si è evidenziata una reciprocità e una collaborazione davvero efficaci su più fronti ecclesiali e sociali. Fu Giovanni Paolo II a chiedercelo espressamente. Con Chiara Lubich e ad Andrea Riccardi prendemmo un impegno, per primi, nel 1998: che la Chiesa potesse contare su di noi per una maggiore comunione tra laici associati. Da quel giorno i momenti d’incontro e di condivisione si sono moltiplicati, con esiti estremamente importanti a livello di chiesa locale ove i vescovi possono apprezzare tale espressione di pastorale integrata che i movimenti portano tra di loro. Dopo anni nei quali c’era forse un po’ d’indifferenza tra i movimenti, o poteva forse esistere un atteggiamento di studiarsi più che di accogliersi reciprocamente, la stagione che stiamo vivendo è certamente diversa e l’incidenza di questa comunione ecclesiale si è vista anche in alcuni momenti importanti della vita della chiesa italiana, come nel caso del referendum sulla fecondazione assistita del 2005 o del Family Day del 2007.

A partire dal 25 aprile avrà luogo la 36esima Convocazione Nazionale dei Gruppi e delle Comunità. Qual è lo scopo di questo incontro e cosa si aspetta da questi giorni?
Un incontro aperto a tutti: per alcuni questo evento è una sorta di “happening spirituale”, un’oasi spirituale in cui rigenerarsi; per molti altri un meeting di evangelizzazione dove si esperimenta una fede viva, gioiosa, comunitaria; per i Gruppi e le Comunità del Rinnovamento nello Spirito l’appuntamento annuale più importante in cui ripetere l’identità e l’appartenenza al Movimento. Rappresenta l’evento ecclesiale residenziale, di popolo, più importante che ci sia in Europa se si escludono i grandi raduni nei santuari mariani. Più di 20.000 persone, 400 preti, centinaia di famiglie, migliaia di giovani si ritrovano insieme per vivere un’esperienza di fede. Un evento spirituale nel quale vita sacramentale e vita carismatica interagiscono con originalità ed efficacia. Tanta gente lontana dalla Chiesa, alla Convocazione di Rimini riscopre il volto di un Dio bello, buono, amante dell’uomo aprendosi alle sorprese dello Spirito. Dio è sempre nuovo e fa nuove tutte le cose! Siamo al 36° anno: una grande tradizione che si ripete. La nuova evangelizzazione è in atto e progredisce!

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