Il liberalismo etico di Lord Acton

13 - 01 - 2014Flavio Felice

Qualche giorno fa, il 10 gennaio, è stato l’anniversario della nascita del grande storico inglese John Emerich Edward Dalberg-Acton, meglio conosciuto come Lord Acton, nato a Napoli nel 1834. Lord Acton, brillante intellettuale dell’Inghilterra di fine Ottocento, è noto per la sua imponente e mai conclusa opera sulla storia della libertà. Di quel monumentale progetto editoriale sono giunti fino a noi frammenti e saggi di grande interesse, a partire dai quali si scorgono l’ampiezza e la rilevanza storiografica che caratterizzano l’opera del nostro autore.

Acton perseguirà per tutta la vita (morirà a Tegernsee nel 1902) la possibilità di avviare un fecondo confronto con quella componente del liberalismo che, rinunciando agli eccessi di razionalismo, di utilitarismo e di materialismo, ha evidenziato la contiguità delle proprie posizioni con quelle tipiche del pensiero occidentale ed in particolar modo con la tradizione ebraico-cristiana. Una preziosa testimonianza a favore della sfida lanciata dal nostro autore ci viene offerta da Friedrich August von Hayek. L’economista austriaco, nel ripercorrere le tappe salienti della lunga marcia del pensiero liberale nella storia dell’umanità, proprio sulla scia di Lord Acton, definisce l’Aquinate “il primo Whig” – il fondatore del partito della libertà – e, in ordine alla predisposizione di un’indagine sulle prime scuole politiche che formularono il principio del “rule of law” e di autogoverno della comunità – ovvero il progetto della società civile o il civic republicanism, caro ai Padri fondatori degli Stati Uniti d’America e fonte sostanziale del principio cristiano di sussidiarietà - (civitas sibi princeps), rimanda allo studio dei pensatori medievali Niccolò da Cusa e Bartolo da Sassoferrato.

Da questo punto di vista Lord Acton ha contribuito come pochi alla definizione di una nozione di libertà eticamente intesa, di qui la felice espressione: “liberalismo etico”, coniata dal compianto Massimo Baldini che curò il volume di saggi di Lord Acton, pubblicato da Armando nel 2006. Il ruolo della provvidenza nella storia, riteneva Acton, era l’espansione della libertà umana, ed il fulcro di tale processo o cammino fu la nascita e lo sviluppo del Cristianesimo, al punto da affermare: “Al di fuori del Cristianesimo non vi è libertà”, poiché la coscienza, intesa come recta ratio, ossia la ragione correttamente regolata e non arbitraria o abbandonata a se stessa, è il perno intorno al quale ruotano le istituzioni politiche ed economiche liberali che Cristianesimo ha contribuito a far nascere. Lo storico cattolico inglese, sulla scia di Cicerone, di San Tommaso e di Montesquieu, era solito affermare che libero non è colui che fa ciò che vuole, ma colui che è nella possibilità di fare ciò che deve. La libertà così intesa si esalta nella pratica delle virtù, ossia nell’adesione ad una serie di principi orientati al bene, incontrati, conosciuti e testimoniati come veri. È sintomatico che un liberale come Acton abbia indicato proprio nel dovere, e in special modo nella pratica religiosa, la fonte delle libertà civili. Lo storico di Cambridge non sembra ignorare le difficoltà che il processo di autentica liberazione umana ha incontrato nel corso della storia e non si illude su quelle che incontrerà in futuro. In Acton la libertà appare come l’esito fragile di un lungo ed incessante processo, un itinerario che tuttavia non è progressivo e lineare, bensì processuale e fallibilista. Volgendoci indietro con lo sguardo, non possiamo fingere di non scorgere le pagine più nere dell’umanità, momenti nei quali la dignità dell’uomo è stata calpestata e il trionfo del male e della menzogna appariva inevitabile. Il giudizio non muta se guardiamo lontano, oltre la linea dell’orizzonte temporale. Ebbene, anche in questo caso, se non vogliamo compromettere il cammino verso la libertà, non dobbiamo illuderci, è necessario spendere tutte le nostre energie, affinché le sfide che ci attendono non ci trovino impreparati.

Il liberalismo di Acton si definisce a partire da una nozione di libertà fortemente ancorata al principio di responsabilità e fondata sul rispetto della legge. Per Acton la libertà dei liberali non è libertà dalla legge, bensì libertà sotto la legge: l’uomo libero è colui che può fare ciò che deve e non colui che fa meramente ciò che vuole. Solo esercitando continuamente questa libertà le società libere possono rimanere tali. La libertà autentica comporta delle responsabilità. La libertà così intesa è molto simile alla saggezza pratica di Aristotele, la quale è recta ratio. La libertà indica, allora, il momento della deliberazione, ossia la ricerca pratica orientata dal fine e volto alla percezione e scelta (proponimento) del mezzo più adatto per il conseguimento del fine qui ed ora. La traduzione visiva di questa particolare concezione della libertà, afferma Michael Novak, è offerta dalla Statua della Libertà: la libertà è una signora (la saggezza) che alza con una mano il lume della ragione e nell’altra tiene il libro della legge. Una tale etica della responsabilità, ci insegna Acton, deve molto alla cultura ebraico-cristiana, una cultura che ha favorito la formazione di società caratterizzate dall’irriducibile e non gerarchizzabile pluralismo istituzionale e dall’ineludibile principio di libertà di coscienza.

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