Un paio di consigli spassionati per il Nuovo Centrodestra di Alfano

13 - 01 - 2014Benedetto Ippolito
Un paio di consigli spassionati per il Nuovo Centrodestra di Alfano

Se si vuole essere di centrodestra, bisogna dire come s’intende dare corpo politico a un sistema sociale anti individualista che sente propria la tradizione del tradizionalismo europeo. Un punto importante è lavorare su una distinzione sociale oggi molto presente, abbandonando il mito puerile della società senza Stato. L'analisi dell'intellettuale Benedetto Ippolito

Il quadro politico italiano sta vivendo una fase altalenante e discontinua di trasformazione. L’avvento di Matteo Renzi alla guida del PD ha cambiato in modo considerevole non solo il rapporto con il centrodestra, ma soprattutto gli equilibri interni dei progressisti. Il Pd, dopo la débâcle dei franchi tiratori nella primavera scorsa, è diventato molto meno legato al Quirinale e molto più autenticato dalla gente. Il rapporto complesso tra il neo segretario ed Enrico Letta, non a caso, risente fortissimamente della spinta riformatrice che anima questa nuova guida. Insomma, è lecito attendersi una probabile sopravvivenza del Governo, anche se ormai gli obiettivi di Palazzo Chigi sono molto diversi dall’ondata movimentista che persegue con successo il maggiore azionista della maggioranza.

Dall’altro lato dello schieramento politico, si constata una situazione simile, sotto alcuni punti di vista; e opposta, per altri. La scissione degli alfaniani è stata motivata soprattutto con la questione Governo. Silvio Berlusconi insegue senza curarsi del resto il suo punto di forza di sempre, vale a dire il consenso personale, per altro in crescita costante, mentre il Nuovo Centro Destra va nella direzione di organizzare attorno alla vecchia nomenclatura PDL un partito ideologico e rassicurante.

IL MANIFESTO DEI MODERATI

E’ in questa direzione che la settimana scorsa a Roma è stato presentato il manifesto del Nuovo Centro Destra, scritto da Gaetano Quagliariello, Maurizio Sacconi ed Eugenia Roccella. (GUARDA LA PHOTOGALLERY) Nell’occasione vi è stata una lunga intervista di Antonio Polito ad Angelino Alfano, nella quale è emersa l’intenzione del Segretario di dare un carattere teorico e valoriale all’esperienza berlusconiana. All’interno del pentolone d’idee che si sono generate sotto la leadership del Cav., adesso si ricerca appunto la coerenza di fondo di un disegno politico che assuma in senso positivo i connotati di un vero e proprio partito moderato. Il termine è ambiguo, in effetti, ma anche la situazione italiana lo è. In altri Paesi una visione della società incentrata sulla famiglia, sulla sussidiarietà, sul primato della società civile si sarebbe chiamata conservatrice. Alfano, invece, ha affermato giustamente l’adagio nostrano secondo cui da noi il moderatismo indica proprio il fatto che a essere conservatrice è soprattutto la sinistra, mentre niente può essere più riformatrice, e forse rivoluzionaria, di una linea politica di destra.

CHE C’E’ DI NUOVO

Di là delle opinioni personali, oggettivamente il fatto nuovo sussiste. E anche il soggetto politico e l’esigenza popolare, a dire il vero. Finora al centrodestra mancava, o forse restava in sordina, il fattore oggettivamente identificante. Adesso questa matrice ideale sembra voler essere rappresentata da una nuova proposta politica chiaramente anti progressista e non antiberlusconiana.

Alcuni dubbi, ovviamente, vi sono, ed è bene metterli sul tavolo.

IL DUBBIO DELLE URNE

Il primo e più grande riguarda le reali capacità elettorali di una forza politica moderata di questo genere. La diversissima e fallimentare esperienza montiana dimostra che, senza una leadership forte, è molto difficile smuovere l’elettorato. Il Nuovo Centro Destra sembra seguire la via della mobilitazione locale tracciata dapprima da Italia Futura, senza però avere una personalità nuova come quella di Luca di Montezemolo, che ha sancito con la sua presenza il consenso iniziale e con la sua ritirata il fallimento finale dell’operazione. Certo, rispetto ad allora, oggi la causa valorale del NCD è più chiara, più netta, essendoci maggiore competenza ed esperienza. Ma sarà sufficiente a fargli prendere voti senza una figura carismatica nuova, proiettata verso il futuro?

QUALE ORGANIZZAZIONE?

Un secondo dubbio riguarda poi la concreta organizzazione. Da un lato, infatti, il lavoro sul territorio è indispensabile, ma, dall’altro, una forza politica moderna con una dirigenza antica, corre il rischio di apparire una struttura organizzata soltanto per il mantenimento in vita della dirigenza. Non dico sia così, ma è un messaggio che può passare. In Italia sperare in un coinvolgimento che avvenga senza cooptazione è impossibile e forse, in una certa misura, sbagliato, ma è arduo anche pensare di creare un elettorato solo attraverso l’organizzazione, competendo con figure personali molto accentratrici e comunicative, come Renzi, Grillo, Berlusconi.

CONSIGLI NON RICHIESTI

Nonostante tutto questo, la politica è un discorso sempre aperto. E le idee possono diventare un fattore di coagulo elettorale anche in maniera imprevedibile. Il consiglio è di continuare a basarsi sui valori naturali della società, come ad esempio la difesa di vita, famiglia e proprietà, non lasciandosi però identificare con il cliché teocon, per un credente autentico alquanto nauseabondo. Una via conservatrice, cioè moderata nel pensiero e duramente riformatrice nell’azione, vive sicuramente del valore sociale e profondo che hanno questi riferimenti etici e antropologici permanenti, rispetto al relativismo della sinistra; ma la peculiarità ultima è anche saper evitare il fiancheggiamento clericale e il volto squallido dei cattolici di facciata, francamente un po’ melensa e disgustosa, i quali parlano di cose che non vivono, o vivono solo a metà. Se sei credente parla da credente. Se non sei credente parla da non credente. Ma tutti parlino di politica per il bene dell’Italia, senza ammiccamenti e senza concessioni di comodo.

Se si vuole essere di centrodestra, bisogna dire come s’intende dare corpo politico a un sistema sociale anti individualista che sente propria la tradizione del tradizionalismo europeo, in nome di un’istanza ideale che abbia il coraggio di opporsi alle lobbie finanziarie e ai monopoli di potere che spengono la brace che arde tra la gente comune.

I PRODUTTIVI E I PARASSITI

Un punto, a mio avviso, importante è lavorare su una distinzione sociale oggi molto presente, abbandonando il mito puerile della società senza Stato. In Italia esistono due classi sociali: una produttiva e una parassitaria. La prima vuole fare, realizzare, creare ricchezza, dando prospettive di lavoro; la seconda, invece, vuole tutelare i diritti acquisiti e beneficiare di un sistema non produttivo. Ebbene lo Stato è un nemico unicamente se si limita a strozzare l’economia reale e produttiva per mantenere in vita un sistema improduttivo. E’ chiaro però che comunque c’è bisogno di uno Stato forte che senta il dovere di realizzare democraticamente quei valori sociali naturali che si ritengono veri, fronteggiando la burocrazia e attuando profonde riorganizzazioni amministrative. La sussidiarietà è una teoria dello Stato forte, non dello Stato minimo. In ogni caso non è una semplicistica proposta sociologica. E uno Stato forte s’identifica con la classe produttiva, aiutando le attività private, scalzando i diritti inutili e improduttivi, affermando la sovranità popolare e arginando, attraverso le imprese, l’incedere della povertà.

FUORI DALLA LOGICA DEFICIT-SPENDING

Il futuro del Nuovo Centro Destra oggi sta nel riuscire a incarnare, per la prima volta, una nuova visione dello Stato fuori dalla logica deficit-spending. Si tratta cioè di dare forma politica, con capacità di Governo, alle necessità di chi vuole fare e non solo mungere il bene comune. Queste esigenze non possono non essere critiche verso questo Governo, critiche verso l’Europa, e critiche verso l’enorme zavorra fiscale che pesa e continuerà a pesare sulle spalle italiane. Anche la politica a favore della famiglia, in realtà, ha questa importanza. Non si tratta di far contenta la CEI, la quale per altro non ne ha bisogno e non è in grado di spostare neanche un voto. Si tratta di valorizzare quella piccola società naturale che produce vita e educazione rispetto ad altre forme di legame che non producono allo stesso modo i medesimi risultati di efficienza e produttività. La stessa cosa vale per le piccole imprese e per i giovani; o per i poveri, che sono cittadini non in grado di produrre ma solo di consumare.

La politica è l’arte del possibile, lo sappiamo tutti bene. E il NCD può essere una possibilità. A essere impossibile, in effetti, è solo quanto si presenta come icona fasulla e finzione scenica. Perché nessuno si fida di ciò che è falso. E noi in Italia abbiamo bisogno di uno Stato forte per far ripartire la società, e di persone vere, affidabili e giovani da votare.

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