I pittori inglesi di Pérez Simón in mostra a Roma

19 - 02 - 2014Fabiola Cinque
I pittori inglesi di Pérez Simón in mostra a Roma

Si è inaugurata sabato la mostra Alma- Tadema e i pittori dellʼ800 inglese. Collezione
Pérez Simon
, al Chiostro del Bramante a Roma. In genere le mostre vengono allestite da collezioni di Musei e gallerie, tra donazioni e contributi di opere provenienti da collezionisti privati. Questa volta la mostra è il frutto di una collezione privata di un uomo d’affari del Messico: Juan Antonio Pérez Simón. Quando s’incontra un ricco collezionista, soprattutto di arte antica, (e non moderna o contemporanea), si da per scontato che provenga da una famiglia di antiquari, o comunque cultori dell’arte. S’immagina che sia nato e vissuto tra la cultura e l’arte, magari provenendo dalla nobiltà e grazie ad un’infanzia vissuta in castelli dai muri affrescati.

Juan Antonio Pérez Simón non è nulla di tutto questo, ma è un imprenditore a capo di un gruppo finanziario ed aziende che risiedono in America latina. Ha iniziato a collezionare la pittura britannica (dal 1860 al 1914) negli anni ’70,  e questa collezione di 50 quadri è riconosciuta tra le più grandi al mondo. Pérez è nato nel 1941 in Europa, nel Principato delle Asturie, cresciuto in una famiglia borghese, (il padre era ingegnere), e trasferito in Messico quando Pérez aveva cinque anni. Qui ha studiato economia, ma la sua passione per l’arte e la letteratura lo porta a leggere molto, ed è proprio attraverso lo studio della vita degli artisti che decide di ricostruire il percorso della loro creatività. Gli abbiamo chiesto come l’ha creata nel tempo e così Juan Antonio Pérez Simón ci ha risposto: “la collezione è stata costituita negli anni ’70 ma si è evoluta di pari passo con le mie risorse economiche. Il business, i miei affari, sono stati sempre collegati alla passione ed all’acquisizione delle opere d’arte”.

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Ma come nasce la scelta di questa tipologia di opere? Perché collezionare i pittori dellʼ800 inglese?
“Perché attraverso questa collezione c’è la mia vita: i tre ingredienti che determinano la mia esistenza. In primis l’amore per la mitologia e la storia antica, infatti le scene ritratte sono sempre ambientate nella Roma Imperiale, in Grecia e in Oriente. Poi il tanto lavoro per poter guadagnare sempre di più e di conseguenza acquisire nuove opere. Infine, ma forse il motivo principale, l’amore per la donna. In questi quadri protagonista è la bellezza femminile, proprio come nella mia vita in cui mi sono circondato sempre di tante donne”.

La sua passione è lʼamore per la bellezza, oltre che la pittura raffinata. E chi meglio di questi artisti riesce a unire in un connubio così pregevole queste due passioni? Infatti in ogni quadro di ogni artista, al centro, c’è sempre la donna: muse o modelle, femmes fatales, eroine dʼamore, streghe, incantatrici, principesse; lʼessere angelicato che può diventare demonio, e la salvezza che può diventare tentazione.
La donna infatti è il soggetto principale dellʼAesthetic Movement. Nelle opere di questi artisti il corpo femminile non è più prigioniero come nella vita quotidiana, bensì denudato, e simboleggia una forma di voluttà. Le donne sono tutte eroine dellʼAntichità e del Medio Evo; natura lussureggiante e palazzi sontuosi fanno da sfondo a queste figure sublimi, lascive, sensuali.
Un contesto non immaginato né studiato sui classici perché i pittori viaggiano in Italia, in Grecia e in Oriente e si impegnano a restituire con precisione lʼarchitettura dei templi egizi, dei paesaggi greci e dei bassorilievi persiani, per farne la cornice di episodi storici celebri in un ambiente di vita quotidiana reinventato.

In realtà Pérez ha avuto una visione, ed è stato ripagato dalla fortuna. Amare un periodo artistico come la pittura vittoriana era demodé quando ha iniziato, ma divenuto di moda negli ultimi dieci anni. Ricordiamo che a Roma c’è stata solo una mostra, nel 2011 alla GNAM, sui Preraffaelliti Inglesi, che ci ha ricordato lo splendore delle opere di Dante Gabriel Rossetti ed Edward Burne-Jones. Artisti presenti in piccola parte anche in questa collezione.

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E perché un business man latino americano colleziona artisti inglesi?
“Perché fondamentalmente, anche se sono solo nato in Europa e tornato qui in viaggi solo dopo la laurea, mi sento europeo. E poi subisco il fascino della Gran Bretagna da sempre”.
E allora, perché la mostra è qui a Roma?
“Perché la Roma imperiale è presente nei vari quadri, ed il rapporto di fascinazione di questi artisti verso la cultura italiana è determinante. Come me, gli artisti non sono solo affascinati dai paesaggi e dalle architetture, ma dall’atmosfera italiana e dagli artisti italiani che esercitarono un’influenza notevole sulla pittura inglese del periodo”.

Infatti il mito dell’Italia nell’Inghilterra Vittoriana stimolò un processo culturale che diede vita ad un’impennata di collezionismo pubblico e privato legato all’arte italiana. Un processo che portò ad importanti sviluppi della riflessione critico-interpretativa sulle arti visive in Italia, coinvolgendo in primo luogo gli stessi pittori inglesi. Fu attraverso conferenze sullʼAesthetic Movement tenute da Oscar Wilde nella Londra vittoriana e bigotta che i nobili ed i nuovi ricchi delle manifatture e dei porti, i solidi borghesi di Liverpool, Manchester e Birmingham (di quel paese che stava facendo diventare la Gran Bretagna prima potenza mondiale), cominciarono ad apprezzare ed acquisire i lavori di sir Alma Tadema, Edward Burne-Jones, John William Godward, Arthur Hughes, Albert Moore. Mecenati che erano appunto i nuovi ricchi, golosi di scene da antichità classica minuziosamente ricostruita con visite e visite al British Museum, di nudi femminili solo ufficialmente casti e quindi accettabili per il puritanesimo vittoriano. Il tempo si sarebbe dimostrato tiranno perché lʼarte e il mondo avrebbero cancellato, rimosso, stracciato i quadri di questo gruppo di artisti per salvarne giusto le cornici. Ma il tempo è anche galantuomo e da dimenticati, disprezzati e denigrati, hanno riconquistato estimatori e fan.

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Tra questi il mecenate messicano Juan Antonio Pérez Simòn, ma anche sir Andrew Llloyd Webber, il celeberrimo compositore di musical. Poi Juan Antonio Pérez Simòn chiude dicendo: “La collezione riflette soltanto la mia visione. Nel suo nucleo centrale potrete trovare lʼuniversalità che osserviamo nellʼarte italiana. La corrente Vittoriana inserita in questa mostra, risulterà sicuramente innovativa, sorprendente ed arricchente. Spero che lʼinsieme delle opere provochi in voi il piacere dellʼesperienza estetica, ed insieme possiamo diventare complici nel felice compito di scoprire lʼamore e la bellezza”. E questa esperienza si ravviva anche grazie alla creatività con la quale è stata allestita la mostra. Infatti i quadri non sono esposti in ordine cronologico, ma seguendo un fil rouge dei sentimenti, attraverso il ritmo delle sensazioni e dei colori.

LA MOSTRA

La Mostra, che sarà dal 16 febbraio fino al 5 giugno 2014, percorre dai padri “preraffaelliti” Millais, Rossetti e Burnes Jones, fino al genio di sir Alma Tadema e le sue tele dedicate al mondo della Grecia e della Roma Imperiale,soggetti che hanno ispirato i film mitologici fino agli anni Settanta. C’è l’arte accademica pura di sir Frederic Leighton, e la pura mitologia e introspezione profonda nella sua “Antigone”, come anche John William Waterhouse, capace di unire lo stile preraffaellita con lʼimpressionismo, spaziando dalle leggende celtiche alle fiabe inglesi, in un simbolismo incantatore. Tutti i soggetti delle tele in mostra ruotano intorno alla mitologia, al Medioevo ed ai drammi shakespeariani. Presenti anche scene di apparente quotidianità che si trasformano in quadri di enigmatica bellezza come “Una nube passa” di Arthur Hughes fino allʼapoteosi della storia antica che diviene leggenda, come nel capolavoro di Alma Tadema “Le rose di Eliogabalo”. Questa immagine che vive anche nel manifesto della mostra, è un piccolo quadro di bozza preparativa seguita, in una sala attigua dedicata, da una tela colossale (esposta alla Royal Academy nel 1888) ed ispirata sia dalla Historia Augusta, sia soprattutto al romanziere Huysman, autore di À rebours, destinato a sconvolgere una generazione di scrittori tra cui Oscar Wilde, Gabriele DʼAnnunzio e Marcel Proust. In essa si vede il crudele imperatore romano di origine siriana che schiaccia gli ospiti sotto una cascata di rose. Decadente e al tempo stesso precisissima: la sala dei banchetti è ispirata a una descrizione di Gibbon, il Bacco sullo sfondo è quello dei Musei Vaticani, le rose dipinte con certosina perizia e pazienza.

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Il coinvolgimento dei sensi in questa sala è totale, cosparsa di petali di rosa e inebriata dal profumo del fiore, con il coinvolgimento totale della vista in questo manto gigantesco di rose che appaiono come se volessero fuoriuscire dalla tela per sommergere gli spettattori. L’opera è accompagnata da questa frase poetica:-Bouquet di rose da per tutto, oh morte. E io di rose ti ricopro-. Walt Withman. Ma nel corridoio che conduce all’opera c’è anche la frase celebre del film del ’99 American Beauty, di cui ricordiamo la similitudine nella scena più celebre del film, dove l’attrice Mena Suvari, nei panni di Angela Hayes, è nuda e ricoperta interamente di rose.

- E’ difficile restare arrabbiati, quando c’è tanta bellezza nel mondo-.

 

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