Ecco come la Cei si prepara al discorso del Papa

17 - 05 - 2014Matteo Matzuzzi
Ecco come la Cei si prepara al discorso del Papa

Quella che si aprirà lunedì 19 maggio potrebbe essere la settimana della svolta per la Conferenza episcopale italiana. Alle 17, nell’Aula Nuova del Sinodo, prenderà la parola il Papa, che terrà la prolusione. Fatto inusuale, visto che fino a oggi era sempre toccato al presidente della Cei l’onere e l’onore di aprire l’assemblea generale di maggio.

Ma il Papa ha accolto l’invito che gli era stato rivolto dal cardinale Angelo Bagnasco, benché anche Francesco “avesse in animo la medesima intenzione”. Tradotto, il Pontefice avrebbe comunque tracciato davanti ai vescovi d’Italia le linee guida programmatiche, invito o non invito. E questo è un chiaro segnale – l’ennesimo – del cambiamento in atto.

LA CEI SULLA STRADA DELLE RIFORME

Il Papa ha sì confermato Bagnasco al posto di comando, ma ha al contempo invitato l’episcopato italiano ad accelerare il percorso di riforme che porterà presto alla stesura del nuovo Statuto. Francesco aveva altresì chiesto alla Cei se volesse eleggere i propri vertici, ponendo dunque termine alla tradizione che vuole presidente e segretario nominati dal Pontefice. La risposta, però, è stata negativa. Lo confermava anche Bagnasco una settimana fa al Corriere della Sera: l’intenzione è di lasciare la duplice scelta al Papa, primate d’Italia, magari dopo uno scrutinio interno che indichi una rosa. Soluzione probabile, anche se l’ultima parola in proposito spetterà sempre a Bergoglio.

LA RIDUZIONE DEL NUMERO DELLE DIOCESI

In questo anno i cambiamenti sono stati parecchi e non sempre indolori: dopo la professione di fede comune in San Pietro del maggio 2013, Francesco ha fatto intendere che le diocesi italiane sono tante, e quindi è auspicabile che giunga a conclusione il pluridecennale dibattito sulla loro riduzione. “Tante non vuol dire troppe”, gettava acqua sul fuoco l’arcivescovo di Genova, Bagnasco, messo un po’ nell’ombra dall’attivismo del suo nuovo numero due.

FUORI CROCIATA, DENTRO GALANTINO: LA RIMOZIONE DEI VERTICI DI TV2000

E questo è un altro punto di svolta: la sostituzione del segretario generale Mariano Crociata  con la sorpresa Nunzio Galantino. Il primo, anziché essere trasferito come da tradizione in una diocesi cardinalizia, è stato mandato a Latina. Il secondo, vescovo della più piccola diocesi calabrese, ha stabilito negli ultimi mesi un legame robusto con il Papa, tanto da essere confermato ad quinquennium dopo l’iniziale interim.  E uno dei primi atti di Galantino è stata la rimozione dei vertici di Tv2000, la tv della Cei: fuori Dino Boffo e Stefano De Martis, dentro Lucio Brunelli e Paolo Ruffini. E c’è chi dice che non è finita qui: il prossimo cambio potrebbe riguardare la poltrona principale di Avvenire, benché nulla, al momento, sia deciso.

“PARLARE DI QUALSIASI ARGOMENTO SENZA TABU’”

Un altro elemento che si correla all’imminente appuntamento in Vaticano, riguarda la recente intervista concessa da mons. Nunzio Galantino al Qn. Hanno fatto discutere, e non solo in Italia, le sue parole riguardo il futuro della Chiesa italiana, il suo auspicio che “si possa parlare di qualsiasi argomento, di preti sposati, di eucarestia ai divorziati, di omosessualità, senza tabù, partendo dal Vangelo e dando ragioni delle proprie posizioni”.

IL RIBALTAMENTO DELLA LINEA RUINIANA

Un ribaltamento della linea perseguita nella stagione di Camillo Ruini prima e di Angelo Bagnasco poi confermata anche dal commento circa la sacralità della vita: “In passato ci siamo concentrati esclusivamente sul no all’aborto e all’eutanasia. Non può essere così, in mezzo c’è l’esistenza che si sviluppa. Io non mi identifico con i visi inespressivi di chi recita il rosario fuori dalle cliniche, che praticano l’interruzione della gravidanza, ma con quei giovani che sono contrari a questa pratica e lottano per la qualità delle persone, per il loro diritto alla salute, al lavoro”. Frasi che sono state riprese anche all’estero, specie negli Stati Uniti, dove è stata rilevata la discrasia di tali affermazioni rispetto al pluridecennale orientamento dell’episcopato italiano sulla questione.

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